Mazzolari

 

Sabato 20 giugno prossimo, Papa Francesco renderà omaggio all’esperienza di due sacerdoti don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani.

Si recherà a Bozzolo (Mantova) e a Barbiana di Vicchio (Firenze).

Di don Primo vorrei proporre due testi: il primo è tratto dal libro “Tu non uccidere”, mentre il secondo è tratto da un opuscolo dal titolo “Lettera sulla Parrocchia”.

Angelo Levati

 

Da “ tu non uccidere”

 

Il cristiano che non si scopre in contraddizione con il vangelo di pace, o non si è  mai guardato in colui che – essendo segno di contraddizione – svela i pensieri degli uomini oppure ama ingannare se stesso.

La misura della nostra elevazione spirituale viene fornita dalla maggiore o minore consapevolezza delle nostre contraddizioni, la quale ci distoglie dal sentirci soddisfatti e dal legare lo Spirito al nostro corto passo e ai nostri brevi traguardi.

 

Non è forse una contraddizione

  • Che dopo venti secoli di Vangelo gli anni di guerra sono più frequenti degli anni di pace?
  • Che sia tutt’ora valida la regola pagana “si vis pacem, para bellum”?
  • Che l’omicida comune sia al bando come assassino, mentre chi, guerreggiando, stermina genti e città sia in onore come un eroe?
  • Che nel Figlio dell’uomo, riscattato a caro prezzo dal Figlio di Dio, si scorga unicamente e si colpisca senza pietà il concetto di nemico per motivi di nazione, di razza, di religione, di classe?
  • Che l’orrore cristiano del sangue fraterno si fermi davanti ad una legittima dichiarazione di guerra da parte di una legittima autorità?
  • Che una guerra possa portare il nome di “giusta” o di “santa” e che tale nome convenga alla stessa guerra combattuta dall’un campo all’altro per opposte ragioni?
  • Che si invochi il nome di Dio per conseguire una vittoria pagata con la vita di milioni di figli di Dio?
  • Che venga bollato come disertore o punito come traditore chi, ripugnandogli in coscienza il mestiere delle armi, che è mestiere di uccidere, si rifiuta al “dovere”?
  • Che sia fatto tacere colui, che per sé soltanto, senza la pretesa di coniugare una regola per gli altri, dichiara di sentire come peccato anche l’uccidere in guerra?
  • Che si dica di volere la pace e poi non ci si accordi sul modo, appena sopraggiunge il dubbio che ne scapiti la potenza, l’orgoglio, l’onore, gli interessi della nazione?
  • Che si predichi di porre la vita eterna al di sopra di ogni cosa,  e poi ci si dimentichi che il cristiano è l’uomo che non ha bisogno di riuscire quaggiù?

     

    Crediamo che questi pochi accenni bastino per dare rilievo alla nostra sostanziale contraddizione, per metterci in vergogna davanti a noi stessi e per sentirci meno sicuri in un argomento ove la nostra troppa sicurezza potrebe degenerare in temerarietà o in un delittuoso conformismo alle opinioni dominanti.

     

    Primo Mazzolari

    Tu non uccidere

    La Locusta editrice

    1955

     

     

     

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    Da “Lettera sulla parrocchia”

     

    “L’Azione Cattolica ha il compito preciso di introdurre le voci del tempo nella compagine eterna della chiesa e prepararne il processo di incorporazione. Deve gettare il ponte sul mondo, ponendo fine a quell’isolamento che toglie alla chiesa d’agire sugli uomini del nostro tempo.

    Il parroco non deve rifiutare questa salutare esperienza che gli arriva a ondate portatagli da anime intelligenti e appassionate. Se no, finirà a chiudersi maggiormente in quell’immancabile corte di gente corta, che ingombra ogni parrocchia e fa cerchio attorno al parroco.

    I pareri di Perpetua sono buoni quando il parroco è don Abbondio.

    Occorre salvare la parrocchia da quella cinta che i piccoli fedeli le alzano allegramente intorno e che molti parroci, scambiandola per un argine, accettano riconoscenti.

     

    Per uscirne ci vuole un laicato che veramente collabori e dei sacerdoti pronti ad accoglierne cordialmente l’opera rispettando quella felice, pur quanto incompleta struttura spirituale, che fa il laicato capace di operare religiosamente nell’ambiente in cui vive.

    Il grave pericolo è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità propria del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato di assai scarso rendimento.

    Non deve confondersi l’anima con il metodo dell’apostolato. Il laico deve agire con la sua testa con il suo metodo che diventa fecondo perché legge e interpreta il bisogno religioso del proprio ambiente. Deformandolo, sia pur con l’intento di perfezionarlo , gli si toglie ogni efficacia là dove la chiesa gli affida la missione.

    Il pericolo non è immaginario. In qualche parrocchia sono gli elementi meno vivi, meno intelligenti, meno simpatici che vengono scelti a collaboratori, purchè docili e maneggevoli. Gli altri non si prestano. Non è sempre vero oppure l’accusa non è vera nel senso che le si vuol dare. In troppe parrocchie si ha paura dell’intelligenza, la quale vede con occhi propri, pensa con la propria testa e parla un suo linguaggio. I parrocchiani che dicono sempre di sì, che sono sempre disposti ad applaudire, festeggiare e… mormorare non sono, a lungo andare, né simpatici né utili.

    Il figlio che nella parabola dice di no e poi va, è molto più apostolo del fratello che accetta e non fa”.

     

    Primo Mazzolari

    Lettera sulla Parrocchia

    Edizioni Dehoniane Bologna

    4 novembre 1936